21/02/2006 Wilderness  
L'Associazione Italiana per la Wilderness (AIW)

Fonte Wilderness Italia

Cosa è, cosa si prefigge e cosa ha realizzato


L’Associazione Italiana per la wilderness, ideata in Abruzzo da Franco Zunino, è stata fondata ad Alberese (Grosseto) nel 1985 con lo scopo di difondere in Italia le prime conoscenze della filosofia Wilderness e del suo Concetto di conservazione, nonché di trovare forme per una loro concreta applicazione, anche nel nostro Paese. Originatasi in America nei primi decenni del 1800 e diffusasi soprattutto nel secolo XX, fino ad allargarsi nel resto del mondo, la filosofia “Wilderness” ritiene che la natura vada conservata in quanto valore di per sé, e considera questo valore un patrimonio spirituale per l’uomo per ciò che esso esprime a livello interiore e di emotività in chi la frequenta; una filosofia ambientalista che ha le sue radici nel pensiero di Henry David Thoreau (filosofo), di Aldo Leopold (conservazionista) ed altri, e che è contraria all’uso di massa dell’ambiente, sia per scopi ricreativi che di prelievo delle risorse naturali rinnovabili, seppure la ricreazione fisica e spirituale sia uno dei fini della sua preservazione, e conciliabile l’uso corretto e razionale delle risorse naturali rinnovabili.
Scopo primario del movimento conservazionistico che diffonde questa filosofia è l’applicazione del suo Concetto di conservazione, che è il mantenimento di vaste aree naturali selvagge, mantenimento che si concretizza con le cosiddette “Aree Wilderness”, aree che negli Stati Uniti d’America dal 1964 sono riconosciute per legge su suoli prettamente pubblici, sia all’interno che all’esterno dei Parchi e di altre analoghe aree protette. Un Concetto che ha quindi una profonda implicazione protezionistica, significando un vincolo duraturo nel tempo con il massimo di garanzie che la società possa dare, affinché almeno alcuni luoghi possano restare selvaggi per sempre, nel senso di una loro protezione ambientale prevista la più duratura possibile e che li salvaguardi dalle grandi opere antropiche e soprattutto dalle strade e vie di penetrazione motorizzate e/o meccanizzate, pur assicurando un loro uso equilibrato da parte dell’uomo.
Le “Aree Wilderness” rappresentano pertanto una duratura salvaguardia dell’aspetto selvaggio dei luoghi, in Italia fatta anche nel rispetto dell’utilizzo razionale e tradizionale delle risorse, una salvaguardia che fa dell’oculato uso di questi spazi da parte dell’uomo, quale membro integrante ed attivo del ciclo vitale, la sua ragione d’essere. Ma le “Aree Wilderness” sono anche la concretizzazione di quello che è considerato il massimo vincolo territoriale/ambientale “inventato” dall’uomo, mirante ad una tutela perpetua e di altissima concezione democratica.
Artefice di questa politica di tutela ambientale fu Aldo Leopold, personaggio tuttora considerato il massimo ambientalista di livello mondiale, però anche un convinto ed appassionato cacciatore (oltre che professore di scienze forestali e biologiche), tanto da aver propugnato la prima di queste aree anche per assicurare la possibilità di poter vivere giornate di caccia nella maniera più genuina possibile.
L’Associazione Italiana per la Wilderness, mediante contatti con Aziende Regionali per le Foreste, Comuni e soggetti privati, opera propositivamente affinché anche nel nostro Paese possano venire designate delle forme di “Aree Wilderness” per le finalità fin qui descritte, Aree ovviamente adattate alla situazione sociale e fondiaria del nostro Paese, e pertanto tutelate da vincoli meno severi delle originali. Ad oggi queste Aree sono moltissime, oltre una settantina, distribuite in dieci regioni e venti provincie. Ad esse vanno aggiunte altre particolari iniziativa di tutela: ambienti, fenomeni naturali, ecc. (si deve all’AIW la designazione della Riserva Naturalistica dell’Adelasia - Liguria - e l’istituzione del nucleo iniziale del Parco Nazionale della Val Grande - Piemonte).
Le Aree Wilderness italiane, non ancora riconosciute dalla legge benché già inserite nella classificazione internazionale delle aree protette dell’IUCN (organismo dell’ONU che anche lo stato italiano sostiene), si possono dividere in due situazioni: quelle designate e/o designabili all’interno di aree già protette e chiuse alla caccia, restano, appunto, chiuse alla caccia; quelle designate e/o designabili all’esterno delle aree protette restano aperte alla caccia. Esse sono inserite nel “Sistema delle Aree Wilderness Italiane” istituito dall’Associazione Wilderness nel 2005, ed in esso classificate secondo il loro valore vincolistico e fisico.
Questa nuova forma di tutela dell’ambiente vista come fatto territoriale, avviene nel rispetto delle più elevate regole della democrazia, ovvero come espressione della volontà popolare attraverso i Consigli Comunali liberamente eletti (o per iniziativa dei Consigli di Amministrazione di Aziende Regionali per le Foreste, nonché per libera scelta di proprietari fondiari), quindi con una decisione di protezione di patrimoni ambientali per autonoma iniziativa soprattutto delle comunità locali, le quali, portate a conoscenza dei valori ambientali intrinseci ed unici presenti sui loro territori comunali, ne prendono coscienza e si fanno esse stesse garanti della loro tutela. Non per nulla tutte le Aree Wilderness fino ad oggi designate in Italia sono state approvate all’unanimità dai Consigli Comunali, cosa non certo consueta nelle realtà locali, segno di quanto elevato sia sentito e condiviso il fine di queste iniziative.
L’Associazione è affiliata all’internazionale The WILD Foundation, e si è battuta e si batte anche per la preservazione delle aree naturali in genere e per la salvaguardia del paesaggio (collabora strettamente col Comitato Nazionale specifico), oltre che per un controllo morale sulla gestione delle aree protette e per la protezione della fauna e flora in via di estinzione, con un interesse particolare all’Orso bruno marsicano ed al Lupo in quanto simboli della stessa Associazione.
Da qualche anno, mediante la creazione di uno speciale Fondo “Wilderness 2000” ha anche lanciato una campagna per l’acquisizione di terreni di ambiente naturale ai fini della loro conservazione in quanto tali, iniziando con diversi ettari di boschi in una selvaggia località delle Langhe liguri.


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