04/10/2006 Forum  
Forum: riflessioni sulla caccia, di Tommaso Misgallo

Ho letto con estremo interesse il vostro l’articolo (la caccia e il concetto di caccia di questi documenti), pubblicato sul sito di Ariannaeditrice.it , con l’occasione ho scoperto il vostro sito ecologiaprofonda.com che senza dubbio visiterò spesso d’ora in avanti, non vi sembri strumentale se affermo da subito di poter condividere la maggior parte delle vostre argomentazioni, pur essendo un cacciatore sin dalla mia infanzia, e da 37 anni sono in possesso di una licenza di caccia, sufficienti per aver assistito a tutti i mutamenti ambientali avvenuti in questi anni. Ci tengo a fare una premessa: se il problema dell’ambiente, della salvaguardia delle specie viventi si risolvesse con l’appendere al chiodo il mio fucile non avrei dubbi dall’oggi al domani e la mia risposta sarebbe scontata.
Purtroppo la questione ambientale è ben più grave e complessa rispetto a quello che io e lei con le nostre scelte possiamo fare, qui ad essere minacciata in primis è la stessa specie homo sapiens, è stata costruita una macchina infernale chiamata economia globalizzata, sulla quale volenti o nolenti siamo stati tutti imbarcati, che è stata lanciata a folle velocità, una macchina che può solo accelerare ma per la quale non sono stati previsti dei freni. Una macchina totalmente dipendente da una fonte di energia che la natura ha messo a disposizione in quantità limitata, il petrolio.
Questa fonte, è ormai assodato, è in rapido esaurimento, e questa meghamacchina non ha alternative, tutte le famose fonti alternative e rinnovabili alla prova dei fatti si rivelano poco o più che palliativi. E quand’ anche queste tecnologie fossero praticabili sul
piano tecnologico lo sarebbero anche sul piano economico? Molti anzi la maggior parte di noi messo di fronte alla scelta potrebbe accettare un modello di vita basato sulla frugalità sui bassi consumi, ma tutte le grandi corporations che hanno investito nel petrolio, accetteranno mai di vedere il valore dei loro titoli, tutta la loro vuota ricchezza, polverizzarsi? Difenderanno costi quel che costi le loro posizioni di potere anche con la guerra, e lo stanno già facendo, fino alle estreme conseguenze, le armi atomiche sono state già adattate per usi tattici per renderle umanitarie.Georgescu Roegen, padre della Bioeconomia di cui condivido in pieno le teorie già trent’anni fa aveva previsto questo scenario: - Voleranno i missili per contendere l’ultima goccia di petrolio –
Forse e per fuggire a questo scenario da incubo, per ritrovare un misura nelle cose, che continuo a frequentare campi e macchie alla ricerca di una improbabile beccaccia, che mi ridia il senso di una normalità perduta, per ritrovare quelle regole di natura che ogni momento sento violate.
Non ho mai provato sensi di colpa sin sa ragazzo quando insidiavo pispole e luì con una fionda, la predazione è nell’ordine naturale delle cose, solo le piante ricavano la loro energia dalla luce solare, tutti gli altri esseri viventi devono predare qualche altro essere vivente. L’uomo come ogni altro essere si è evoluto in quest’ordine naturale per milioni di anni, rispetto ai quali l’attuale epoca moderna rappresenta appena un leggero strato di vernice. Il suo cervello primitivo conserva ancora questa impronta, così come conserva la consapevolezza istintiva della sua interdipendenza dalle altre forme viventi.Così sarebbe stato se non fosse intervenuto un evento innaturale artificioso quanto violento, che ha dato origine a quella caricatura deforme che tu continui a chiamare caccia, figlia degenere della logica del profitto che tutto ha degradato e asservito
al suo interesse, così la caccia, come il turismo come spesso la stessa ecologia, e così la maternità l’istruzione, la scienza ed ogni aspetto della vita. Senza il potente impulso del consumismo e di una politica compiacente, non ci sarebbe mai stato un esercito di fucilatori, che non sanno distinguere fra un essere vivente ed un piattello, vittime per primi della mania dei numeri. Quelli che chiami cacciatori, quando usano le armi ipertecnologiche, i richiami elettronici, i barchini a motore, non sono né più e nemmeno che l’equivalente degli eschimesi dotati di armi da fuoco.
Mi fa piacere che per te il problema non si risolva in: caccia si o caccia no ma in caccia come. Su questo credo che ci sia una grande esigenza all’interno dei cacciatori, a confrontarsi in maniera serena su presupposti scientifici, senza pregiudizi ideologici, consapevoli che siamo portatori di un interesse comune: l’ambiente, senza un ambiente integro la caccia è un non senso, andrò a caccia finchè ci sarà un pezzo di bosco, anche solo per inseguire un miraggio, ma non andrò mai a caccia su una discarica per quanto lì vi possa , anzi c’è abbondanza di selvaggina.Messo di fronte all’alternativa fra salvare una specie: si tratti di un forcello di una coturna, o di un cedrone o rinunciare alla caccia, un cacciatore di montagna sceglierà sempre la seconda alternativa, perché vorrà almeno conservare il suo sogno, ciò che dà senso alle sue escursioni in vetta.
Il gestore di un impianto di risalita messo di fronte a questa alternativa sceglierà sempre il suo investimento perché non può tornare indietro, perché deve pagare i suoi debiti i suoi interessi sul capitale e via dicendo.
Sono un componente del Comitato di Gestione dell’Ambito Territoriale caccia della provincia di Lecce l’organo della provincia che programma la caccia sul territorio, vi sono
rappresentati i cacciatori insieme ad agricoltori e associazioni ambientaliste,questa è una sede in cui ci si può confrontare.Fra gli interventi vi sono quelli di miglioramento ambientale, un terzo dei proventi delle nostre tasse deve essere destinato ai miglioramenti ambientali: boschi, siepi, ripristino di zone umide, abbeveraggi. Credo che siamo l’unica categoria che paga una tassa destinata espressamente a questo scopo. Per quanto mi riguarda sono contrario ai ripopolamenti con selvaggina da importazione o allevamento, perché credo che con gli opportuni interventi ambientali si possano ricreare le condizioni per il ritorno della fauna autoctona, cosa che alcuni Ambiti della Toscana e dell’Emilia sono riusciti ad ottenere. Produrre habitat e la selvaggina viene da se sia stanziale che migratoria, e ce ne sarà sempre a sufficienza sia per un prelievo
oculato, che per l’occhio del naturalista, come succede in tanti paesi dell’est in cui sono
stato in cui il problema caccia si o caccia no non si è mai posto.
In questi anni ho visto le stupende maggesi primaverili del sud tutta la loro variopinta ricchezza di specie sparire in seguito all’uso indiscriminato di diserbanti, al loro posto un deserto sempre più sterile di terre rosse popolate di poche specie opportuniste, sono scomparsi i nugoli di luì verdi di prispoloni, culbianchi che a primavera pullulavano sui campi di veccia di sulla e trifoglio. sono comparse in numero abnorme gazze, per non parlare delle miriadi di acquatici di ogni specie che in Marzo venivano popolare le nostre lagune e i nostri stagni, marzaiole codoni, morette, chiurli spettacoli inimmaginabili oggi relegati negli archivi della memoria venivano dal delta del Niger, chiedere all’ENI cosa ne è stato? Trovavano sulle coste del sud l’ambiente ideale per la sosta, ma oggi nonostante da 25 non si caccino più sono spariti, anche se non c’è più un solo tratto di costa stagno o palude in cui non campeggi la scritta: oasi, riserva, divieto o addirittura parco, mentre l’unica specie che prolifera sono le Gru ma quelle dei cantieri edili dei residence e delle insulse ville che hanno occupato lo spazio ove una volta era falasco, acquitrino o bosco. Potevamo essere veri alleati ma qualcuno più furbo che detiene il denaro e l’informazione ci ha giocati gli uni contro gli altri.


Tommaso Minisgallo
Via Marconi 12
73040 Neviano LE
Emal: tminisgallo@libero.it

Fonte:
 

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