15/12/2005 Ecologia profonda  
Ecologia profonda: noi e gli altri animali di Guido Dalla Casa

- L’ uomo e gli altri animali
L’idea di umanità è stata “costruita”, nella nostra cultura, in antitesi con l’idea di animalità, e questo è insostenibile sotto tutti i punti di vista, soprattutto quello scientifico.
Anche il linguaggio abituale è improprio, perché l’uomo è un animale.
Siamo animali a tutti gli effetti, anche facilmente classificabili: questo non significa necessariamente essere materialisti. Comunque siamo una parte integrante dell’Ecosistema, della Biosfera, della Terra.
La nostra cultura si ispira a un racconto “della Creazione” che ci fa “metafisicamente” diversi: sulla Terra sono esistite, fino a un secolo fa, circa cinquemila culture umane, e ciascuna aveva un proprio “mito delle origini”. Non ha senso basarsi su uno solo di questi miti.

- Posizione della nostra specie in Natura.
La posizione antropocentrica, che dà valore a qualunque cosa solo in funzione umana, è la più diffusa nella nostra cultura. Invece una visione del mondo biocentrica assegna “valore in sé” a tutte le entità viventi, una visione ecocentrica dà valore a tutte le entità naturali e alle loro relazioni.
Gli umani, le loro culture, le relazioni fra di esse, sono indubbiamente entità naturali, e quindi anch’esse degne di “valore in sé”.
L’uomo sta alla Natura come la parte al Tutto, come un tipo di cellule sta all’Organismo psicofisico di cui fa parte. Un gruppo di cellule ha maggior “valore in sé” se lo si vede come parte integrante di un Organismo più grande di quanto ne abbia se considerato isolato.
Dare un valore “in sé” a tutte le entità naturali e alle relazioni che le legano vuol dire attribuire un profondo significato alla Vita e al mondo, accettarne e comprenderne la spiritualità immanente.
Gran parte delle posizioni attuali della cultura occidentale derivano dalle religioni che si sono originate nella regione medio-orientale ed hanno invaso il mondo, spesso con la violenza, diffondendo ideologie mostruosamente antropocentriche. Le istituzioni che le rappresentano continuano quest’opera: a parte le amenità sul concetto di “anima”, anche sul piano pratico si agitano non poco per quattro cellule surgelate (purchè umane) e non dicono una parola sulle spaventose sofferenze inflitte a tanti esseri senzienti. Il pensiero materialista non ha cambiato nulla mantenendo l’uomo “al centro” attraverso una specie di “merito selettivo”, che gli ha conservato l’esclusiva mentale-spirituale. A tutte queste ideologie è mancata totalmente la percezione che la nostra specie è strettamente collegata dall’interno a tutto il resto del mondo naturale.
In effetti queste religioni hanno cercato di perpetuare l’idea che l’uomo è metafisicamente diverso dagli altri viventi ed hanno sempre mostrato un totale disinteresse (nella migliore delle ipotesi) per il mondo naturale. Ma la differenziazione drastica o la contrapposizione uomo-animale sono oggi scientificamente insostenibili.

- Il libero arbitrio
La posizione tradizionale della nostra cultura, di derivazione giudaico-cristiana ma ulteriormente rinforzata dalla visione cartesiana-newtoniana, cioè che l’uomo è dotato di libero arbitrio mentre il mondo naturale (compresi tutti gli altri animali!) è soggetto alle immutabili “leggi fisiche”, non ha più alcun significato.
Anche il determinismo totale tipo Laplace, gradito alla scienza “ufficiale”, è largamente superato.
Ogni entità naturale, ogni processo, ogni sistema complesso, ha un pizzico di libero arbitrio, potendo scegliere la via da prendere ad ogni biforcazione-instabilità. Infatti, attribuire “al caso” la via presa dopo la biforcazione in ogni sistema complesso e a “una libera scelta” quando c’è di mezzo il cervello umano, è un puro pregiudizio culturale.
Solo la “quantità” di tale facoltà è diversa da caso a caso. Secondo la visione detta “del cane al guinzaglio”, tutte le entità (uomo compreso) hanno un guinzaglio, più o meno lungo, in mano alle forze sistemiche, che non sono soltanto “fisiche” o energetico-materiali, ma anche mentali.
Il cane può talvolta far cambiare completamente direzione a chi tiene il guinzaglio, se a un bivio si dirige da una parte piuttosto che dall’altra.
Le possibilità di scelta di animali come mammiferi e uccelli sono piuttosto evidenti: in ogni caso le differenze con le scelte umane sono soltanto quantitative.
Inoltre il grado di imprevedibilità che si manifesta in diverse comunità di insetti, di mammiferi o di uccelli, non è molto diverso da quello dei gruppi umani. Inoltre le società di molte specie sono notevolmente strutturate.

- Etica e diritti degli altri animali
Se c’è qualche differenza fra umani e altri animali, è solo di natura quantitativa. L’uomo è un animale: anche l’etica deve tenerne conto quando si occupa degli altri esseri viventi, e senzienti.
Non sono bastati gli studi di Konrad Lorenz, e di numerosi altri scienziati, per riconoscere una profonda vita soggettiva agli altri animali. Altre recenti idee, per ora di minoranza, attribuiscono una mente immanente a tutti i sistemi complessi e quindi a tutte le entità naturali.
Gli altri animali soffrono, amano, sono coscienti. Qual è la facoltà che consente di attribuire dei “diritti soggettivi”? Se fosse qualche forma di coscienza o consapevolezza, non si capisce con quale logica si riconoscono diritti alle persone in coma o agli embrioni umani e non si considera degno di considerazioni morali soggettive un essere consapevole e senziente come un orango, un delfino o un lupo.

CITAZIONI

Nessuna verità sembra a me più evidente di quella che gli animali sono dotati di pensiero e di ragione al pari degli uomini. Gli argomenti sono a questo proposito così chiari, che non sfuggono neppure agli stupidi e agli ignoranti.

(David Hume)

Ho conversato a lungo, su questi argomenti, con Konrad Lorenz, padre dell’etologia moderna. Alla domanda se anche gli animali siano consapevoli, con il tono passionale e affascinante che lo distingue, risponde: “Nessuna persona seria dovrebbe dubitare di questo. Sono pienamente convinto, dico pienamente, che gli animali hanno una coscienza. L’uomo non è il solo ad avere una vita interiore soggettiva”. E aggiunge che l’uomo è troppo presuntuoso, troppo preso di sé. Naturalmente, dice ancora il grande scienziato, il fatto che gli animali abbiano una coscienza “solleva dei problemi”. Forse l’uomo ha paura di fare altri passi in questa logica: riconoscendo una vita interiore agli animali, sarebbe costretto a inorridire per il modo con cui li tratta.
Lorenz mi ha parlato anche dell’infallibilità con cui gli animali conoscono subito le intenzioni di chi sta loro di fronte. Ma non c’è bisogno di scomodare tanta autorità, per commentare l’episodio del gorilla in questione. Solo una mente rozza o malata di dogmatismi, potrebbe dubitare delle buone intenzioni dell’animale. E i cani di Vienna, compresi quelli di Lorenz, non sono mai minacciosi per istinto o perché capiscono che la gente li ama e non farebbe loro mai del male?
In fondo l’etologia va confermando quello che Giordano Bruno aveva intuito con il suo genio filosofico, e cioè che tutti gli esseri viventi sono fenomeni diversi di un’unica sostanza universale. Traggono dalla stessa radice metafisica e la loro differenza è quantitativa non qualitativa o, per usare il linguaggio di Kant, fenomenica non noumenica. L’intelletto, che serve a intuire la relazione delle cose tra di loro, è comune, sia pure proporzionato ai bisogni, a tutti gli esseri viventi. Questo insegnano i grandi pensatori, a incominciare da Schopenhauer, e questo sostiene, in ultima analisi, Lorenz.
Sarebbe pura cecità considerare l’uomo come qualche cosa di completamente avulso dal resto del regno animale. La scoperta che gli animali mentono - per esempio i gracchi alpini e corallini, ma Lorenz mi ha parlato anche di altri animali - e quindi sono capaci di astrazione ha fatto cadere perfino il dogma che solo l’uomo avesse la facoltà di riflettere in abstracto.
La filosofia occidentale è troppo impregnata di teologia. Lo riconosceva perfino Nietzsche, che pure parlava e predicava come un prete capovolto. Il male è già all’inizio: “Crescete e moltiplicatevi, e popolate la terra, ed assoggettatevela, e signoreggiate i pesci del mare e i volatili del cielo, e tutti gli animali che si muovono sulla terra.” Signoreggiate, cioè opprimete, tormentate e uccidete tutti gli altri esseri viventi: parla così, un Dio? E non poteva anche risparmiarsi queste parole, dopo aver creato un essere malvagio come l’uomo? Lorenz, sia pure dopo una disamina di carattere storico, definisce “satanico” un simile comandamento.
Quale penoso contrasto con le sublimi parole che Buddha rivolse al suo cavallo quando lo lasciò libero: “Và! Anche tu, un giorno, sei destinato al nirvana”.
Questo episodio faceva tremare di commozione Schopenhauer e Wagner, ma non impressiona minimamente la corteccia cerebrale dei nostri filosofi-teologi. A loro è più congeniale Cartesio, che considerava gli animali delle semplici macchine.
Vicino a Lorenz si respira meglio sia scientificamente che moralmente. Proprio perché ha scandagliato come nessun altro la vita interiore degli animali, sa anche quale responsabilità morale questo comporti…

(Anacleto Verrecchia, La Stampa, 8 settembre 1986)





Fonte:
 

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