22/09/2006 Ecologia profonda  
Ecologia profonda: l'ecologia dello spirito in pratica di Stefano Fusi

La meditazione nella natura è la via della semplicità e della salute. In estate, possiamo ritrovare il contatto con la nostra parte naturale. Vediamo insieme come, con i suggerimenti dell’Ecologia profonda.

In estate si sente il bisogno naturale di uscire, di risintonizzarsi con la natura che è al massimo della sua manifestazione. Uscire dall’artificiale è già terapeutico e benefico: si rientra in contatto con le proprie forze interiori di crescita e guarigione. Ci fa bene di per sé: siamo natura, siamo acqua aria fuoco terra, siamo animali, siamo in simbiosi con le piante. Ci possiamo curare con loro parti, possiamo farlo anche sul piano spirituale: la contemplazione del Creato porta a un incanto spirituale. Ma c’è modo e modo di entrare in contatto con piante, animali, elementi naturali per goderne i benefici energetici a livello sottile. Cose che facciamo o cerchiamo di fare istintivamente, ma che possiamo fare con più coscienza per coglierne gli aspetti spirituali e salutari: meditazione come contatto profondo con le forze della natura anche dentro di noi (ci rispecchiamo nel mondo naturale, nella sua bellezza, intelligenza, creatività: ciò ci porta a provare ammirazione, meraviglia e stupore, e ci riequilibra anche psicologicamente perché il raccoglimento e la concentrazione sulla natura in se stessa e sulla sua dimensione simbolica – ogni cosa in natura è un segno evocativo- porta a una nuova comprensione di sé e del mondo). La meditazione sulla natura e nella natura apre il cuore e risveglia l’intelligenza. Possiamo ritrovare noi stessi nel mondo? Certo. Nella natura. Che è l’origine della nostra specie umana, insieme allo Spirito. Facciamo ancora parte della natura, anche se l’abbiamo trasformata e resa a immagine e somiglianza della nostra mente razionale. Per vedere noi stessi, e la nostra stessa natura interiore, così come siamo davvero, semplicemente infiniti e sani, il modo più diretto è riavvicinarci alla natura. Per moltissimi di noi, che vivono in città o comunque slegati dalla natura, dai suoi ritmi e cicli (è la stragrande maggioranza), spesso l’unico modo e momento per ‘andare in natura’ è farlo nel week-end o in vacanza. È già qualcosa. È conservare, tener vivo questo rapporto che ci lega alle stesse origini umane, alle radici, al passato. E dunque al futuro: senza radici non c’è albero che tenga, non ci sono neppure foglie e fiori e frutti.
La natura è dunque un tempio vivo, il luogo per eccellenza dedicato alla contemplazione e alla meditazione. Possiamo godercela, noi cittadini o uomini ‘moderni’ dei paesi sviluppati, soprattutto d’estate. Beninteso, se non andiamo a intasare quelle riproduzioni delle città che sono i centri ‘turistici’, marini o montani che siano. Campagna, luoghi isolati, montagne al di fuori dagli itinerari di massa, anche mare ma dove e quando spiagge e scogli sono meno affollati o sulla barca a vela… sono i posti dove è più facile entrare in rapporto con la natura per rigenerarsi e sentirsene parte. È una necessità interiore a spingere, non solo una ricerca della salute.
Intanto occorre fare delle scelte di ecosofia. Piccolo è bello, semplice è bello, sono i motti dell’ecologia profonda. Lento è pulito è bello. Agriturismo invece di villaggi turistici, trekking invece di automobile o fuoristrada o funivia, vela invece che fuoribordo, bicicletta invece che moto... e prima ancora, tranquillità e capacità di sorprenderci, per riavvicinare il sé al Sé più grande che ci racchiude e ci unisce, come cosa unica, alla natura. Poi, si può andare ancora più in profondità. Imparando da popoli che hanno conservato un rapporto diretto con la natura. e da persone e gruppi che stanno riscoprendo questo approccio dolce e intenso. Che stanno riaprendo sentieri interrotti. In molti casi, poiché siamo in un mondo dominato dalla tecnica e siamo diventati anche noi un poco macchine, occorre ‘usare delle tecniche’, paradossalmente, per ripulirci dai meccanismi mentali meccanici che sono diventati ormai una nostra seconda natura.

Ecosofia
Questa tendenza è chiamata ‘ecosofia’. E' la riscoperta della conoscenza dei popoli di natura, dei nativi, dei contadini, delle tradizioni spirituali non antropocentriche. Ne parlano, però, oggi, anche scienziati e filosofi. L'ecosofia è la filosofia ispirata all'ecologia, che propone il rispetto della vita naturale come bene in sé, non come utilità dell'uomo - perché anche l'uomo è natura. L'ecosofia dice che bisogna ripensare soprattutto la dimensione etica dei nostri rapporti con la natura; anzi, che bisogna smettere di considerarla opposta all'uomo, entrambi sono due facce della stessa realtà. E che la libertà non esiste senza il rispetto dei limiti che ci pone l'ambiente; è, invece, espressione di responsabilità personale conquistata con la crescita interiore. Questa è la differenza fra libertà e arbitrio: la libertà assoluta non esiste, esiste quella che gli esseri umani possono esercitare in quanto sanno chi sono, che non sono isolati ma in relazione di interdipendenza con tutto ciò che esiste. Libertà e rispetto del limite sono come giorno e notte, uomo e donna, l'uno non esiste senza l'altro. La propria libertà è rispetto di quella degli altri. Siamo parte di organismi -famiglia, comunità, società- e dell'organismo planetario globale, Gaia, siamo una parte diversa e singolare, capace di scelte coscienti e quindi più responsabile. La coscienza ecosofica non nasce da ragionamenti utilitaristici, ma dall'immediata percezione e dal sentimento della bellezza e della pienezza della vita e della natura.
Da dove nasce l'ecosofia? Da antiche filosofie orientali come il Taoismo cinesee le pratiche scintoiste giapponesi, la Bhagavad Gita indiana (in cui è scritto che ‘il guerriero spirituale vede il Sé eterno in tutti gli esseri, e tutti gli esseri nel Sé’), dalla filosofia di vita dei popoli nativi (un anziano Indiano Mohawk disse, anticipando e quasi riassumendo l'ecosofia: "Molti non si rendono conto che il mondo naturale non è un mondo arbitrario; funziona secondo leggi naturali, e ci sono molti cicli del mondo naturale con i quali bisogna vivere in armonia. Quello che bisogna ricercare è la libertà all'interno di questi cicli. E' una libertà difficile da immaginare, ma che è molto più grande di quella di cui molta gente ha avuto esperienza. Non è la libertà di andare a dormire e alzarvi quando vi pare"). Viene anche dalla tradizione filosofica occidentale: per il filosofo olandese del '600 Spinoza, Natura e Dio sono la stessa cosa, Dio è la forza creatrice che agisce nella natura e nell'uomo, che fa parte di questo Tutto in cui ogni cosa è legata. Nella scienza moderna l'idea di un rapporto intimo, indissolubile fra uomo e natura riprende forza dai primi del '900: l'ecologia vede che siamo parte dei cicli naturali, che la biosfera è un unico organismo, Gaia. Insomma, la nostra libertà di esseri umani ci differenzia ma non ci può isolare dalla natura che ci plasma e da cui dipendiamo interamente, pur se la modifichiamo (anche la nostra cultura fa parte della ‘natura umana’). Senza il silicio del computer o i fili elettrici non esisterebbero cyberspazio o realtà ‘virtuale’. Senza carbonio, acqua e terra non esisterebbe la nostra mente. Si può spegnere una macchina, non la natura.
Il pioniere dell'ecosofia è un filosofo di 86 anni, il norvegese Arne Naess, alpinista, amante della vita all'aperto, dove ha sempre trovato ispirazione nel suo lavoro di docente universitario (ha detto "mi sento libero quando sono in montagna. La montagna è benevola, è lì da 100 milioni di anni, è saggia"). Naess si è ispirato a Spinoza e a Gandhi; presidente di Greenpeace Norvegia, finì in carcere partecipando ad azioni dirette nonviolente; vive in una casa isolata nelle montagne norvegesi. Coniò il termine ‘ecologia profonda’ per distinguere il suo modo di vedere da quello dell'ecologia ‘superficiale’, che spera bastino soluzioni tecniche e politiche a risolvere la crisi ambientale. Per Naess, invece, occorrono un cambiamento globale di mentalità, una nuova etica basata sul rispetto di ogni essere vivente (‘biocentrismo’), uno sviluppo spirituale e non materiale (‘Relizzazione del Sé’), azioni dirette e un lavoro costante su ogni piano -filosofico, sociale, politico, spirituale. Altro ‘ecologo profondo’ è l'americano Wendell Berry, poeta-contadino che nel 1973 scrisse il ‘manifesto del fronte di liberazione del contadino impazzito’, ispirando il movimento delle comunità agricole e dell'agricoltura biologica in tutto il mondo ("Sostieni che il tuo raccolto principale è la foresta che non hai piantato e che non vivrai per raccogliere. Afferra che le foglie quando si decompongono diventano fertilità: chiama questo ‘profitto’. Poni la tua fiducia nei cinque centimetri di humus che si formeranno sotto gli alberi ogni mille anni… Appena vedi che i generali e i politicanti riescono a prevedere i movimenti del tuo pensiero, abbandonalo… abbraccia gli esseri umani, nel tuo rapporto con ciascuno di loro riponi la tua speranza politica". Dal suo libro Il corpo e la terra, Libreria Editrice Fiorentina, 1977; Berry ha scritto anche Con i piedi per terra, ediz. Red).
Altri ‘ecosofi’ sono gli americani Gary Snyder, poeta ispirato dallo Zen, e Murray Boockchin, sociologo dell'‘Ecologia della libertà’. Ma soprattutto i milioni di persone che in tutto il mondo lottano e si impegnano perché la nostra libertà di comprare merci e di usare macchine non cozzi contro la libertà di continuare a vivere bene, in armonia con la natura e con gli altri.


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Per saperne di più:

Libri

Italo Bertolasi, Ecoterapia – ritrovare il benessere nella natura, Xenia; Massimo Centini, La wilderness – la natura selvaggia e l’uomo, Xenia; Gary Snyder, Ri-abitare nel grande flusso, Arianna; Gary Snyder, Nel mondo selvaggio, Red; Alessandro Vergari, Manuale del camminare lento, Macroedizioni; Bill Devall, George Sessions, Ecologia profonda. Vivere come se la natura fosse importante, Edizioni Gruppo Abele; Arne Naess, Ecosofia. Ecologia, società e stili di vita, Red; Padre Andrea SchnÖller e Luisa Marnati, Meditazioni nella natura, Xenia




Fonte:
 

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